bolle d’aria in vena costrette. manca solo johnny cash a sfottere per il mio stato di deliquio. in compenso micaela, cameriera di professione e maliarda per diletto, mi mostra gli occhi vispi di pantera ad ogni piè sospinto e i suoi fianchi sussultano addolciti da crema alla vaniglia. le forme sono docili come il branco di un pastore autorevole e affabile. i capelli ha perversi e sparsi sulle spalle senza fretta di apparire.
io e te abbiamo sfiorato l’aria sopra le nuvole concentrandoci sullo scibile inumano senza pensare che i fantasmi sfuggono all’uomo privo di fantasia alcuna.
ripenso a quello che mi hai detto sulla musica da scrivere per i miei occhi. beh, scrivila, chiara. più chiara che puoi segnala ché è quando sei al tuo massimo che io mi sento io. scrivila che io possa suonarla per le tue orecchie perfette e fiere sul mio ballatoio madido della pioggia di stanotte.
parla ogni lingua di cui sei capace, tanto la tua immagine non scalfiresti neanche in questo locale semivuoto e infestato da spettri licenziosi e qualunquisti. gira cercando. poi fermati e trova.
trova un’illusione attraverso i tuoi occhi. pregali di aiutarti a perderti ancora.
per quanto mi riguarda non mi somministrerò convinzioni che non ho. disegnerò scene poi brucerò tutto per ingannare tempo e luogo. i prodotti della combustione li userò per misurare gli abbagli auto-inflitti.
e il sangue strinato riprenderà a fremere e gorgogliare.




